Ci sono mobili che, a un occhio inesperto,
appaiono solo rovinati,
come un qualcosa da buttare.
Elisa Lunardon, invece, ci vede un’opportunità.
È proprio questo sguardo così diverso,
ancora prima della tecnica,
che segna un punto di partenza
e la capacità di riconoscere una possibilità
dove altri non vedono niente.
In questo articolo vogliamo esplorare cosa si nasconde dietro il restyling di mobili
e cosa ha contribuito a definire Elisa una restyler seguita da tutta Italia,
oltre che fondatrice di Magic Paint,
attraverso un percorso creativo e professionale
fatto di esperienza, tutorial, dirette
e progetti realizzati in prima persona.
Cosa vuol dire “restyling di mobili”?

Molte persone pensano che il restyling
sia semplicemente dare una mano di colore
per “rimodernare” un mobile.
In realtà, è un mestiere fatto di valutazione attenta
delle condizioni dell’elemento d’arredo che si vuole restaurare,
di preparazioni adeguate, di tecnica
e anni di prove ed errori:
occorre capire il tipo di supporto,
comprendere il legno che si ha davanti,
scegliere trattamenti e finiture,
ma anche rispettare la storia dell’oggetto.
Il restyling, però, non si ferma ai mobili:
riguarda porte, cucine, piastrelle, pareti,
fino a interventi più tecnici
come il trattamento antitarlo o la sverniciatura del legno.
Un perimetro molto ampio
che richiede competenze diverse per ogni superficie.
Secondo Elisa, “tutto può essere salvato”.
E non è un modo di dire.
Ci racconta: «Mi sono trovata davanti mobili
che ho dovuto buttare in giardino
e lavare con l’idropulitrice,
e poi trattare con la candeggina
prima ancora di iniziare.
Lì per lì ti chiedi: chi me l’ha fatto fare?
Eppure, li ho salvati.
Io recupero tutto,
perché voglio essere di aiuto a chi mi guarda:
se ce l’ho fatta con quel pezzo,
chi mi segue capisce che può farcela con il suo progetto,
per quanto ambizioso sia».

Ma ci sono mobili e finiture di un certo valore storico e artistico
– intarsi, dipinti, patine importanti –
che non si possono toccare,
proprio perché si rischierebbe di andare a deturpare
qualcosa di particolarmente pregiato.
E per tutti gli altri?
È lì che entra in gioco il recupero:
complementi d’arredo che aspettano di ricevere una seconda vita.
Dietro questa sensibilità
non si nasconde solo una questione estetica:
si decide di recuperare per compiere una scelta economica e sostenibile,
evitando così che un mobile ancora buono
possa finire in discarica.
Un punto di riferimento per chi vuole imparare
l’arte del recupero
Ciò che distingue il metodo di Elisa nel panorama italiano
non è solo la sua abilità nel regalare un nuovo aspetto a un mobile,
ma proprio il suo approccio a questa attività di restauro.
Il restyling, infatti, non è fatto solo di risultati perfetti,
ma di prove, sbagli, tenacia.
“Se ce la faccio io, puoi farlo anche tu”
è la frase che meglio di tutte riassume il suo pensiero e il suo metodo,
ed è la ragione per cui migliaia di persone
hanno deciso di prendere in mano un pennello
e iniziare nuovi progetti fai da te.
Lei stessa, quando le si chiede dove vuole arrivare,
non ha dubbi:
«A ottant’anni vorrei essere la “Mara Maionchi del restyling”:
una persona riconoscibile, che dà forza agli altri».
Ed è proprio così che vorrebbe essere ricordata:
per quello che ha portato nel mondo del restyling.
Le dirette quotidiane, i tutorial,
il confronto diretto con chi si mette in gioco:
è così che si è formata in Italia
una cultura del recupero che prima non esisteva in questa forma.
La televisione è arrivata dopo,
come una conseguenza di tutto il lavoro fatto,
e per Elisa ha segnato più che un punto di arrivo
un vero e proprio passaggio
che ha permesso di raggiungere un pubblico ancora più ampio.
Il restyler: una professione da insegnare ai giovani

Ad oggi, la professione di restyler
non è riconosciuta come un vero e proprio lavoro
e, per questo, non si studia né si insegna
all’interno di scuole o istituti professionalizzanti.
Eppure, il recupero richiede tecnica, precisione,
capacità artigianali e progettuali
per fare un lavoro completo e soddisfacente.
Per questo, il prossimo obiettivo di Elisa
è proprio portare il restyling nelle scuole,
immaginando percorsi formativi dedicati ai ragazzi.
Imparare a recuperare, infatti,
significa acquisire competenze spendibili,
diventare indipendenti
e salvare un mestiere così nobile come quello del restyling
che altrimenti andrebbe perduto
con la scomparsa delle vecchie generazioni.
Il futuro del restauro fai da te
Non sappiamo con precisione quale sarà il futuro del restyling,
ma sono ormai sempre più le persone
che scelgono di rinnovare la propria casa senza ristrutturare,
riconoscendo il potenziale di ciò che già possiedono
invece di sostituirlo.
Questa, infatti, non è solo una sensazione,
dato che usato, recupero e upcycling
sono tra i trend più forti dell’arredamento in Italia.
In questa direzione,
il restyling ha davanti a sé due strade che si intrecciano:
diventare una scelta sempre più diffusa nelle case degli italiani
e, con il tempo, un lavoro riconosciuto e insegnato.
Elisa lavora per entrambe.
E magari, un giorno,
quando qualcuno si troverà davanti a un mobile rovinato,
non si chiederà più “dove lo butto?”,
ma “cosa posso farne?”.
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